Luca De Rosa
DOI:  10.17421/2498-9746-01-20
Abstract 

Il lavoro di ricerca intende presentare la necessità di educare al riconoscimento del valore della sessualità umana in base ai principi della differenza e della complementarietà tra uomo e donna, seguendo la linea del personalismo, secondo un’antropologia filosofica, che salvaguardia il carattere integrale della persona umana, evitando qualunque forma di riduzionismo. La dualità tra i due sessi si esprime nella relazionalità, che porta alla costituzione della famiglia, come cellula fondamentale della società, in quanto comunità stabile di vita tra un uomo e una donna e alla procreazione. La generazione dei figli manifesta, infatti, che l’amore di coppia ha raggiunto la sua maturità nel matrimonio, al punto tale da trasmettere la vita e da volersi prendere cura dei figli, dedicando ad essi le migliori energie, sia sul piano fisico, che affettivo.

In seguito, ho analizzato la teoria del gender, mediante lo studio dei testi tradotti in italiano su questo tema e mediante il contributo di studiosi della filosofia e della psicologia, al fine di dimostrare che con le tesi espresse dal gender si tende ad un appiattimento e a un livellamento tra l’uomo e la donna. Sostituendo il sesso con il genere, si assiste, infatti, ad un rischio di omologazione, che non garantisce per niente l’identità personale dell’uomo e della donna nella reciprocità. In tal modo, scompare la famiglia e viene meno il valore dell’educazione dei figli e si compie in tal modo una vera rivoluzione antropologica.

Ho poi esaminato le conseguenze di tale approccio sul piano pedagogico grazie all’apporto degli studi di psicologia dello sviluppo. I diversi ruoli assunti dai genitori nell’educazione dei figli li rende entrambi necessari, in quanto il bambino nella crescita sviluppa un legame di attaccamento nei confronti del padre e della madre, che gli consento nel processo di apprendimento di crescere in modo equilibrato. Venendo a mancare una delle due figure genitoriali, che manifestano la complementarietà della vita di coppia, l’educazione del figlio presenta sempre quindi dei fattori di rischio. Il figlio diventa più un oggetto dei desideri, che un dono per la coppia, in quanto essere umano più debole e più bisognoso di cure e di attenzioni dei genitori.

1. La filosofia come educazione dell'uomo

Ogni processo educativo si realizza sempre come una comunicazione, intesa come trasmissione di determinati contenuti umani e spirituali, che passano da una generazione all'altra. Ma tale comunicazione contiene sempre una dimensione etica, che non può essere ignorata. Infatti, la scelta di un preciso modello etico di riferimento nell'educazione costituisce certamente l'orientamento, che si intende dare al processo educativo. La modalità comunicativa ha sempre presente un'etica, che trova nell'antropologia filosofica il suo fondamento per un'adeguata comunicazione dei saperi e dei valori. Così risulta necessario stabilire un rapporto stretto tra le scienze filosofiche e l'educazione. Infatti, l'etica, intesa come filosofia, che studia l'agire dell'uomo, avendo nella metafisica della persona umana il suo fondamento, ha come fine di procurare il bene dell'uomo. In tal modo, essa non è solo descrittiva, ma anche valutativa delle azioni umane. Di conseguenza l'educazione non può prescindere da una relazione essenziale con la filosofia, avendo come scopo la crescita complessiva e la maturazione globale dell'uomo[1]. La riflessione, proposta dall'etica, quindi, consente di applicare alle situazioni concrete i principi morali, che danno delle motivazioni all'educazione, di cui la pedagogia, come scienza dell'educazione, ha bisogno. Lo stretto legame tra l'etica e l'educazione consente alla formazione di orientare verso i valori morali, necessari per uno sviluppo completo dell'essere umano.

2. La dimensione relazionale della sessualità umana

Ogni persona umana fa esperienza di se stessa mediante la corporeità, che si esprime nella differenza sessuale maschile e femminile, che riguarda l’intera persona, nel senso che dal proprio corpo dipendono anche la psiche e la vita spirituale ed intellettuale. Ne deriva che l’identità sessuale non è solo una configurazione anatomica, ma contraddistingue tutta l’esistenza della persona, come maschile e come femminile. Il riferimento della sessualità a tutta la persona implica il compito di integrare la mascolinità e la femminilità nell’insieme dell’esistenza della persona, orientando la naturale tendenza sessuale verso determinati valori, evitando ogni riduzionismo[2].

A meno di un mese dopo la chiusura del Sinodo sulla famiglia (ottobre 2014), si è svolto a Roma un colloquio internazionale e interreligioso, organizzato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo evento ha richiesto lunghi mesi di preparazione, ma si è svolto al momento giusto per sottolineare la complementarità dell’uomo e della donna nella strutturazione dell’amore umano, che è la fonte delle cellula fondamentale della società, che è la famiglia[3].

Tra i numerosi contributi proposti dai membri di diverse confessioni religiose, e che è possibile consultare sul sito del colloquio, emerge con chiarezza che la complementarietà uomo-donna e l’apertura dell’unione sessuale alla procreazione sono dati originariamente inscritti nella struttura antropologica dell’uomo e della donna[4]. La persona umana è così strutturata con un’identità precisa, ontologicamente fondata, che si esprime nella differenza sessuale, intesa come un dato originario. La persona umana realizza e comprende se stessa grazie alla reciprocità tra la persona maschile e la persona femminile.

Nello stesso tempo, la dualità dei sessi implica una specificità e una peculiarità della persona maschile e della persona femminile, che riguarda l’intera persona. La dualità dei sessi come dato originario determina l’uguale dignità tra l’uomo e la donna: essi sono uguali per essenza, che consiste nella natura. La differenza non riguarda la natura, ma il modo in cui l'essenza si presenta. Infatti, la coppia coniugale e la famiglia si fondano sull’uguaglianza, ma anche sulla differenza tra i due sessi[5].

Le caratteristiche fondamentali della sessualità umana sono la differenziazione e la complementarietà dei sessi. Dalla differenza nasce la complementarietà dell’uomo e della donna: uguali nella dignità e differenti per completarsi reciprocamente. La sessualità diventa così segno dell’apertura, dell’incontro, della comunicazione e di dialogo tra le persone, che restano nella differenza, ma che sono sempre alla ricerca di un’unità profonda[6]. La persona umana è caratterizzata dalla naturale tendenza all’alterità: il bambino sviluppa poi nella sua crescita il rapporto io-altro come fondamentale per la sua maturazione integrale. Questa alterità si esprime e si completa nell’età matura nella sessualità e nella generazione dei figli, quando l’amore di donazione nella coppia ha raggiunto le caratteristiche dell’amore definitivo ed esclusivo. La struttura fondamentale dell’essere umano non può mai separarsi ontologicamente dal suo essere uomo o donna. L’unione sessuale tra l’uomo e la donna non è dunque un atto solamente biologico, ma è considerato un atto di donazione completa, che coinvolge la totalità della persona dell’uomo e della donna[7].

3. Il matrimonio e la famiglia

L’antropologia, secondo una impostazione personalista, riconosce che la sessualità caratterizza l’essere dell’uomo e della donna mediante un rapporto così personale, da creare un dialogo profondo, che costruisce la famiglia come comunità stabile. San Tommaso afferma che il singolo non può vivere da solo e continua la sua argomentazione, ricordando che l’uomo è composto di anima e di corpo. Essendo la sua anima razionale, egli è fatto per vivere a contatto con gli altri. Presenta così l'esempio della famiglia, che è una società, che, per vivere, suppone il corpo dell’uomo, orientato alla generazione dei figli, il fine primario del matrimonio; ma la generazione deve essere seguita dall’educazione, che sorpassa la vita animale e corporea, perché riguarda l'anima, cioè la dimensione razionale e spirituale. S. Tommaso spiega che «agli animali la natura ha dato i peli, i denti, le corna, la velocità per fuggire. L’uomo, invece, dalla natura non è stato formato con nessuno di questi mezzi già pronti; ma al posto di quelli, gli è stata data la ragione, per mezzo della quale può procurarsi tutte queste difese. Ma per far ciò, non basta il lavoro di un solo uomo, perché non può un singolo fare tutto. Perciò è naturale all’uomo vivere in società [...] affinché uno aiuti l’altro, e diversi uomini siano occupati nella ricerca di cognizioni diverse»[8].

La società civile è l’unione morale e stabile di più famiglie, che tendono al benessere comune temporale subordinato a quello spirituale. Essa nasce dalla necessità per l’uomo di conseguire il fine ultimo prossimo e remoto, che non potrebbe ottenere, se completamente vivesse isolato.

Perciò, la famiglia è la comunità naturale di vita dei genitori con i loro figli e resta una struttura fondamentale nella società e conserva il suo valore universale[9]. La comunità familiare nasce da una comunione di persone, dalla relazione tra un io e un tu, che diventa comunità, dove si fa esperienza della socialità umana e in tal modo si contribuisce alla crescita sociale[10].

Scrive Papa Francesco: «la famiglia è la prima scuola dove impariamo ad apprezzare i nostri doni e quelli degli altri e dove cominciamo ad apprendere l’arte del vivere insieme. Per la maggior parte di noi, la famiglia costituisce il luogo principale in cui incominciamo a “respirare” valori e ideali, come pure a realizzare il nostro potenziale di virtù e di carità».

Nello stesso Discorso affermava anche: «non dobbiamo cadere nella trappola di essere qualificati con concetti ideologici. La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono»[11].

La famiglia potrebbe vivere l'esperienza dolorosa della separazione, o del divorzio, ma il nodo che lega le persone, essendo fatto di DNA, non si scioglie per decreto. Infatti, il legame tra l'uomo e la donna nel matrimonio ha il compito importante di trasmettere, custodire e proteggere vita. In altre parole, chi si sposa acquista una natura diversa, perché allarga il suo essere al coniuge e ai figli. La famiglia per la funzione preziosa, che svolge nella procreazione e nell’educazione dei figli, è considerata soggetto di diritti inviolabili, che devono essere riconosciuti dalla società e dallo Stato. Ogni modello sociale non può prescindere dalla centralità della famiglia e dal riconoscimento del suo ruolo sociale. La società e lo Stato devono avere nei confronti della famiglia l’obbligo di rispettare il principio di sussidiarietà, in base al quale l’autorità pubblica non può sottrarre alla famiglia quei compiti che la famiglia deve svolgere. Nello stesso tempo, le autorità pubbliche devono sostenere la famiglia con tutti gli aiuti necessari, perché la famiglia possa assumersi tutte le sue responsabilità[12].

4. La famiglia educa ai valori

Il compito principale della famiglia consiste proprio nel dare una formazione, che trasmetta valori spirituali, culturali e religiosi, necessari per il bene dei figli. La famiglia esercita così la sua missione educativa, allo scopo di far crescere nelle nuove generazioni il senso della libertà nella dimensione della responsabilità. La capacità di amare dei genitori diventa l'anima di tutta l'educazione, trasmettendo lo spirito di servizio, il senso del sacrificio e l'impegno nella gratuità. I genitori sono i primi educatori dei loro figli, in collaborazione con le diverse agenzie educative; essi devono inoltre poter fare una scelta tra le varie proposte educative presenti nel territorio, al fine di garantirsi un chiaro orientamento morale. Lo scopo dell'educazione, infatti, è sempre quello di tendere al fine ultimo dell'uomo, che consiste nella ricerca del bene. Il carattere integrale dell'educazione è caratterizzato dal dialogo costante tra i genitori e i figli, che permette di trasmettere una cultura dell'incontro, della solidarietà e della legalità, in quel clima di fiducia e di serenità, che nascono dall'amore. I genitori si devono sentire particolarmente responsabili nell'educazione all'affettività dei figli, che in tal modo possono imparare il significato umano e spirituale della sessualità, comprendendo i valori morali, espressi dalla sessualità. L'educazione deve guidare i figli a valutare e a stimare la necessaria dimensione etica della sessualità per realizzare una maturazione personale dell'essere umano. In questo senso, i genitori non devono ignorare le domande dei figli sulla sessualità, esercitando uno stile educativo, che sappia trasmettere la bellezza della vocazione all'amore. I genitori possono richiedere la collaborazione della scuola nella educazione all'affettività, riservandosi però di valutare le modalità, mediante le quali questi temi sono affrontati nella scuola, perchè in questo ambito così delicato dell'educazione non venga meno il ruolo insostituibile dei genitori.

5. L’analisi della teoria del genere

Questa teoria propone, infatti, una sessualità, che non tiene presente la realtà, trascurando completamente la dimensione biologica dell'uomo e della donna con l'intento di annullare la differenza sessuale tra gli uomini e le donne[13]. L'identità della persona, in tal modo, non sarebbe ricavata dal sesso, come dato della natura, ma dall'orientamento, considerato come un dato meramente socio-culturale. Il sesso non sarebbe più un dato naturale e stabile nel tempo, bensì un dato socio-culturale, fluido e mutevole.

Dobbiamo invece riconoscere che non si può negare la realtà nell'esperienza del maschile e del femminile, ignorando la differenza[14]. L'ideologia del gender invece sostiene che i generi sono tanti e diversi, perchè il genere è legato alla percezione di sé soggettiva. Su questo tema Benedetto XVI dichiarava che: «il sesso, secondo questa filosofia, non è più un dato originario della natura, che l'uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente» e ricordava il grande cambiamento antropologico, provocato da questa teoria: l'uomo non accetta di avere una natura, manifestata nella sua corporeità e, rifiutando così la dualità del maschile e del femminile, non esiste più la coppia uomo-donna e di conseguenza la famiglia[15]. Così sono dissolte le figure fondamentali dell'educazione del figlio: il padre, la madre, con gravi rischi per l'identità personale e relazionale del soggetto umano, soprattutto nella fase della sua formazione durante il tempo dell'infanzia e dell'adolescenza. Inoltre, per la cultura del genere non esiste più il senso del limite dell'uomo, imponendo l'idea di qualunque possibile cambiamento del corpo umano e, quindi, della sua manipolazione[16].

6. Le conseguenze sul piano pedagogico

La psicologa Simona Martini, analizzando l'attuale dibattito relativo alle diverse forme di unione, che, secondo il parere di alcuni, dovrebbero comprendere anche coppie dello stesso sesso con bambini, riconosce nell'individualismo e nel relativismo del nostro tempo la causa principale della situazione attuale e dichiara che non è davvero indifferente crescere i bambini in contesti così diversi[17].

Sta invece accadendo che, in situazioni diverse dal contesto in cui un bambino dovrebbe vivere, si nasconde una realtà diversa, in cui i figli diventano più oggetto di desideri e di capricci di persone adulte, ma poco mature, piuttosto che soggetti i cui diritti sono da tutelare. Tale interrogativo si può porre in diversi ambiti: separazioni/divorzi, famiglie allargate, “famiglie” omogenitoriali, cioè appunto con due genitori dello stesso sesso.

Il bambino sviluppa un legame d’attaccamento tanto più forte a chi più prontamente risponde alle sue richieste, non solo a quelle relative alla soddisfazione dei bisogni primari (principalmente il cibo necessario), ma anche a quelle inerenti l'amore. Tale ruolo affettivo è svolto dai genitori, che sono fortemente propensi verso i figli, dedicando ad essi le migliori energie, sia da un punto di vista emotivo-affettivo, sia da un punto di vista fisico. Grande importanza rivestono certamente anche figure che possono aiutare quelle genitoriali, come i nonni, ma che sono comunque secondarie.

La psicologia dello sviluppo ha messo in evidenza i diversi ruoli che i genitori ricoprono nella crescita e nell'educazione dei propri figli, mostrando che padri e madri hanno funzioni complementari. Mentre le madri sono maggiormente orientate all'accudimento attraverso cure e accoglienza incondizionata, i padri tendono a rendere maggiormente emancipati i figli, svolgendo un ruolo più normativo. In tal modo, si favorisce, sia il normale processo di separazione del figlio dalla madre, sia l'inizio e lo sviluppo delle prime relazioni sociali[18]. La crescita sana di ogni persona, inoltre, avviene mediante il rapporto con l'alterità, per favorire nuove conoscenze e modalità relazionali. Numerosi studi, infatti, sostengono l'importanza della presenza di entrambe le figure genitoriali, mostrando che, per esempio, l'assenza del padre crea non pochi problemi nella vita del bambino[19].

Si potrà obiettare che esistono famiglie decisamente anomali da questo punto di vista, sia in seguito a separazioni, sia in seguito a lutti, o altro, in cui figli non risentono di problemi. Certamente, questo è vero, ma richiede da parte delle figure di riferimento grandi sforzi e capacità. Queste situazioni costituiscono sempre fattori di rischio rispetto alla crescita integrale del figlio[20].

Ogni bambino avverte il bisogno di un padre e di una madre. Infatti, il processo di costruzione della personalità inizia dall'osservazione dei propri genitori, dalla quale scaturisce una forma di apprendimento, che permetterà di affrontare il mondo, prendendo esempio dai comportamenti e dai vissuti genitoriali. Un figlio non solo osserva le proprie figure d’attaccamento, ma interagisce con esse, imparando così a relazionarsi con la diversità presente negli atteggiamenti, nei pensieri e nelle azioni di entrambi i genitori, che risentono delle differenze di ogni essere umano e che dipendono dalla complementarietà del maschile e del femminile, capace di garantire uno sviluppo equilibrato ed armonico del figlio[21].

Luca De Rosa
Facoltà Teologica Pugliese
Docente di etica sociale e bioetica

Note

[1] - Cfr. M. Rhonheimer, La prospettiva della morale. I fondamenti dell'etica filosofica, Armando, Roma 1994.

[2] - Cfr. Giovanni Paolo II, Uomo e donna li creò. Catechesi sull'amore umano, Città Nuova, Roma 2007; C. Caffarra, Etica generale della sessualità, Ares, Milano 1991.

[3] - Cfr. M. Chiodi, La relazione uomo-donna come forma fondamentale della differenza, «Teologia» 32 (2007), pp. 11-35.

[4] - http://humanum.it/

[5] - Cfr. J.A. Lombo – F. Russo, Antropologia filosofica. Una introduzione, EDUSC, Roma, 129-158.

[6] - Cfr. M. Pochet, Sessualità in positivo. Per un dialogo sull'amore umano, Città Nuova, Roma 1990.

[7] - Cfr. G.B. Borsato – S. Nicolli – B. Petrà – L. Pinkus, Quale famiglia oggi?, Messaggero, Padova, 2003.

[8] - San Tommaso d’Aquino, De regimine principum, I,1.

[9] - Cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia, EDB, Bologna 2013.

[10] - Cfr., M. Magalli – C. Giaccardi, Generativi di tutto il mondo unitevi! Manifesto per la società dei liberi, Feltrinelli, Milano 2014.

[11] - Francesco, Udienza ai partecipanti del Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna promosso dalla Congregazione per la Dottrina della fede (17-11-2014).

[12] - Cfr. L. Melina, La roccia e la casa. Socialità, bene comune e famiglia, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2013, pp. 149-168.

[13] - Cfr. T. Cantelmi – M. Scicchitano, Educare al femminile e al maschile, Paoline, Milano 2013.

[14] - Cfr. J. Butler, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, Milano 2004; Cfr. M. Dimen – V. Goldnel, La decostruzione del genere. Teoria femminista, cultura postmoderna e clinica psicoanalitica, Il Saggiatore, Milano 2006.

[15] - Benedetto XVI, Discorso (21-12-2012).

[16] - Cfr. L. De Rosa, Famiglia, società della comunicazione, bioetica: quale futuro per l'uomo?, Edizioni del Poggio, Poggio Imperiale (FG), pp. 79-82

[17] - Cfr. S. Martini, Mamma e papà, per i bimbi non sono la stessa cosa, in La nuova bussola quotidiana, 14-08-2014 (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-mamma-e-papa-per-i-bimbi-non-sono-la-stessa-cosa-10014.htm).

[18] - Cfr. S. Rossini, Tutti dello stesso sesso. Né padre, né madre. Abolire ruoli e distinzioni. Una tendenza sempre più diffusa. Ma filosofi e psicoanalisti insorgono, in L'Espresso, 17-01-2013.

[19] - Cfr. T. Anatrella, Il regno di Narciso. Una società a rischio di fronte alla differenza sessuale negata, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2014.

[20] - Cfr. M. Peeters, Il gender. Una questione politica e culturale, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2014.

[21] - Cfr. K. Wojtyla, Educare ad amare. Scritti sul matrimonio e la famiglia, Cantagalli, Siena 2014; Cfr. M. Guzzi, Imparare ad amare. Un manuale di realizzazione umana, Paoline, Milano 2013.


© 2015 Luca De Rosa & Forum. Supplement to Acta Philosophica

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