Perdono e conversione. Un percorso tra psicologia e religione

Giuseppe De Virgilio
(Pontificia Università della Santa Croce, Roma)

L’articolo analizza il tema del «perdono» nel racconto di Lc 23,26-56, focalizzando la peculiarità soteriologica e universalistica del messaggio lucano. Dopo aver presentato le coordinate letterarie e teologiche della cristologia del Terzo Vangelo, lo studio offre un’analisi puntuale della pericope di Lc 23,26-56, articolata in cinque unità (vv. 26-32; 33-38; 39-43; 44-49; 50-56). Dall’analisi emerge la singolarità e insieme l’attualità dell’orientamento teologico lucano. Le prospettive finali sono riassumibili in cinque aspetti: a) la cristologia lucana evidenzia la solidarietà di Gesù con l’umanità; b) il «camminare» di Gesù (e della comunità) esprime il dinamismo missionaria del Vangelo; c) nel Mistero Pasquale di Cristo Dio rivela il suo perdono gratuito e dona la salvezza universale; d) ciascun uomo è chiamato ad impegnarsi in un cammino di conversione come «risposta» a Dio; e) la teologia lucana si caratterizza per la connotazione «presenziale» della storia della salvezza.

Antonio Malo
(Pontificia Università della Santa Croce)

A prima vista sembrerebbe che il perdono e la conversione siano correlati solo in modo contingente, in quanto possono esistere separatamente, come quando la vittima perdona il carnefice anche se non si converte, o quando questi si pente dei suoi misfatti anche se la vittima non lo perdona. Tuttavia, l'autore è convinto che tra di loro esista una relazione necessaria. Perciò, egli difende la seguente tesi: anche se la conversione dipende innanzitutto dalla volontà della persona che si converte e il perdono da colui che perdona, colui che perdona e colui che si converte ha sempre bisogno di questi due atti. Perché — e questo è il nucleo della tesi — senza perdono la conversione è impossibile e, viceversa, senza conversione non ci sarà mai un pieno perdono. Quindi il modo di studiare questi due fenomeni dal punto di vista antropologico consisterà nel trovare la causa di questa relazione necessaria.

Wenceslao Vial
(Pontificia Università della Santa Croce)

Nell’intero universo è presente un ordine coerente. Regole precise si scoprono dalle stelle ai pianeti, dal movimento degli oceani all’attività vulcanica, dalle abitudini degli animali alla crescita delle foglie sugli alberi… Vi sono regole anche nei processi mentali dell’essere umano. I nostri pensieri, la memoria, il mondo affettivo, le reazioni emotive, i fattori di crescita della personalità e perfino i disturbi mentali, si presentano con una grande somiglianza in diverse culture. A differenza di altri esseri animati, la donna e l’uomo possono sottrarsi all’influsso dei meccanismi abituali: possono, cioè, agire liberamente, bene o male. Questo articolo ha lo scopo di sottolineare il ruolo della coerenza delle dinamiche psicologiche e spirituali per l’armonia della personalità, che va oltre il semplice equilibrio. La conoscenza della legge naturale è un segno in più della misericordia di Dio. Agire con coerenza in tutti gli ambiti della nostra esistenza, in famiglia, nella ricerca scientifica universitaria, nella preghiera, nell’aiuto ai più bisognosi è la chiave per costruire la pace personale e dell’umanità, e per prevenire patologie mentali. Il processo di conversione, come la maturità, ci spinge a uscire da noi stessi. I concetti classici di virtù e la nozione di unità di vita daranno particolare luce alla questione.

Stephan Kampowski
(Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, Roma)

Ricorrendo al pensiero di S. Tommaso d’Aquino e analizzando i brani biblici del figliol prodigo e di Giuseppe e i fratelli, il saggio mira a mostrare che occorre intendere la misericordia all’interno di un rapporto di alleanza. L’alleanza viene stabilita da una promessa originaria, mentre la miseria dalla quale la misericordia ci solleva è proprio questa: essere usciti dall’alleanza, aver perso la promessa. La misericordia ci dà tempo per ritrovare la promessa. Il tempo fa parte della misericordia. La misericordia si chiede: come generare nell’altro un agire eccellente che gli permetta di accettare di nuovo l’alleanza? Non basta togliere la colpa, occorre rigenerare l’altro ad un nuovo agire: è questo lo scopo della misericordia.

Anna Maria Costa
(Istituto Superiore di Scienze Religiose all'Apollinare)

L’identità personale comporta la consapevolezza di un io costante e continuo nel tempo, separato dagli altri, con caratteristiche proprie, alcune stabili, altre acquisite e mutevoli. La virtù di religione quale modalità di essere nel rapporto con Dio perfeziona l’identità della persona, e può essere considerata la prima di tutte le virtù, indispensabile per una autentica conversione. Comprende infatti tutti gli aspetti della persona, conferendole la dignità particolare di creatura, figlia di Dio, dandole un senso della vita, modificandone il rapporto con l’altro, e anche con la realtà, in cui vede l’impronta del suo Creatore. Tutti i valori umani, relativi e frammentari, acquistano allora un significato di fronte ad una Realtà assoluta e non frammentaria. La conoscenza di sé, la conversione, le relazioni con gli altri, il perdono diventano realtà irrinunciabili nella formazione della propria identità, che va a coincidere con la vocazione individuale, che in ogni ambito comporta l’imitatio Christi.

Pietro Grassi
(Istituto Superiore di Scienze Religiose all'Apollinare)

Vi è una grave crisi del credere oggi, che ne fa emergere una più grande: quella della perdita della fiducia. Credere non è pensare, vivere e reificare la fede a una cosa fra le cose, ma un evento storico interpersonale che coinvolge l’intera affettività. A cosa rinvia il senso etimologico di “credo”, “credenza”, “fides”, etc.? In questo saggio si vuole proporre un cammino dove la coerenza non è più tematica, ma esistenziale. Vivere senza credere non è possibile. Credere è un aspetto indispensabile del vivere umano e si basa su un rapporto di fiducia: è solo grazie all’alterità che si costruisce l’identità di una persona e questo lavoro che inizia, con profondi dinamismi psico-affettivi, sin da piccoli, è ciò che consente di ospitare in se stessi uno spazio per l’altro, condizione indispensabile alla vita e all’esistenza interpersonale.

Studi e Seminari

Serge-Thomas Bonino, OP
(Pontificia Università San Tommaso d'Aquino)

Questo studio riguarda i rapporti tra la teologia filosofica, vale a dire il discorso metafisico su Dio, e la teologia cristiana o intellectus fidei del mistero del Dio uno e trino. Nella prospettiva tomista, la coerenza e l'autonomia dell'ordine naturale rendono possibile e auspicabile una teologia filosofica che sia formalmente distinta dalla riflessione dell'intellectus fidei. Tuttavia, questa teologia filosofica non può raggiungere la piena dimensione se non rimane in contatto vitale con la vita teologale. Altrimenti, essa deriva verso una forma mortifera di deismo. Inversamente, l’intellectus fidei del mistero del Dio uno e trino non può spiegarsi pienamente se non assume, riprendendoli sotto la propria luce, i risultati della teologia filosofica autonoma.

Stephen L. Brock
(Pontificia Università della Santa Croce)

The paper is an exploration in the field of Aquinas’s metaphysics of form. The overall aim is to see how certain features that Thomas attributes to form, as form, fit together and present themselves at various levels and in various modes: substantial and accidental, material and immaterial, cognitive and physical, intentional and real, and created and divine. Particular attention is given to two essential properties of form, perfection and determinacy, and to how these relate to a characteristic that Thomas ascribes to forms considered absolutely or just in themselves; namely, their being, in one way or another, common to many and even somehow infinite. The paper concludes with a conjecture about the community of substantial form in a bodily substance.

Antonio Petagine
(Ricercatore presso l’Università di Friburgo (Svizzera))

Questo contributo si concentra sull’analisi di due precisi elementi della dottrina dell’individuazione proposta da Giovanni Duns Scoto. Il primo consiste nella necessità di riconoscere che la natura comune è una dimensione reale dell’individuo, non un costrutto della ragione. L’autore sottolinea l’importanza storico-dottrinale di questa posizione di Scoto, mettendola anche in relazione alle critiche mossegli da Pietro Aureolo e da Guglielmo di Alnwick. Il secondo elemento riguarda il modo in cui Duns Scoto ha interpretato i passi in cui Aristotele sembra porre la materia come principio di individuazione: elaborando una lettura dello Stagirita molto diversa da quella tipica di Tommaso d’Aquino, Scoto ha inteso presentare Aristotele come un precursore della propria dottrina dell’haecceitas.