L'accesso a Dio oggi

Juan José Sanguineti
(Pontificia Università della Santa Croce)

Le cause delle difficoltà per credere in Dio nella società occidentale sono di tipo culturale (la secolarizzazione). Questo fenomeno non cancella la persistenza e l'universalità della credenza in Dio, anche quando non è favorita dalla cultura. La radice di tale persistenza è la naturale inclinazione a credere in un assoluto, il quale normalmente è declinato come Dio, un Dio trascendente e veramente esistente. Alcune indicazioni di due filosofi, Xavier Zubiri e Leonardo Polo, danno luce sulle caratteristiche di tale inclinazione e possono anche spiegare, almeno in parte, il fondamento antropologico della difficoltà che una persona può trovare per credere in Dio (ateismo, indifferentismo religioso).

Parole chiave: Dio, fede, inclinazione metafisica e antropologica, secolarizzazione, cultura occidentale

 

The causes of the difficulty to believe in God in Western society are cultural (secularization). This phenomenon does not cancel the persistence and universality of the belief in God, even when it is not favored by culture. The root of this persistence is the natural inclination to believe in an absolute, which is normally understood as God, a transcendent and truly existent God. Some indications of two philosophers, Xavier Zubiri and Leonardo Polo, shed light on the characteristics of this inclination and can also explain, partially, the anthropological foundation of the difficulty that a person can find to believe in God (atheism, religious indifferentism).

Keywords: God, faith, metaphysical and anthropological inclination, secularization, western culture

Roberto Di Ceglie
(Pontificia Università Lateranense)

Al cuore dell’enciclica Fides et ratio vi è la distinzione senza separazione tra fede e ragione. Ciascuna perfeziona l’altra, all’insegna di un rapporto di circolarità. Ma questa immagine — il processo circolare — non risulta priva di oscurità, giacché non appare dove esattamente abbia inizio e fine. Di conseguenza, non risulta neanche chiaro se costituisca davvero, come dovrebbe, un accesso a Dio.

In questo articolo mi chiedo come intendere esattamente il processo di circolarità tra fede e ragione affermato da Fides et ratio. Nella prima parte, mi rivolgo alla nota e tuttora diffusa concezione del rapporto tra fede e ragione che risale alla riflessione di Jacques Maritain sulla filosofia cristiana. Ma questa concezione, tesa a rispondere come la fede possa influire sulla ragione senza privarla della sua necessaria autonomia, sebbene acuta e apparentemente convincente, appare spiegabile solo alla luce di una distinzione tra fede e ragione elaborata e argomentata da Tommaso d’Aquino. Stando ad essa, mentre l’attività della ragione è dovuta all’uomo, causa della fede è Dio. Solo se la fede è dovuta a Dio, il suo influire sulla ragione senza limitarne l’autonomia risulta essere non impossibile.

Nella seconda parte mi rivolgo allora alla prospettiva che preserva accuratamente la distinzione sopramenzionata tra fede e ragione, e alla quale lo stesso Maritain si è costantemente rifatto, ossia la prospettiva di Tommaso d’Aquino. Dalla sua riflessione sul rapporto tra fede e dono dell’intelletto emerge che la circolarità (l’intelletto come frutto della fede da un lato e come causa di una certa qual certezza della fede dall’altro) risulta avere un inizio e una fine chiaramente distinti: l’iniziativa divina e il rafforzamento umano della fede. Con questo, l’immagine sostenuta dall’enciclica acquista nuova luce. È una circolarità non totale o letterale (non si tratta di due poli che ritornano uno sull’altro): nasce dalla grazia di Dio, conferisce pienezza alle naturali capacità cognitive dell’uomo (gratia non tollit naturam sed perficit), conclude a un nuovo e superiore approdo, ossia una maggiore certezza di fede, garantendo così un passo in avanti nell’accesso a Dio.

Parole chiave: Dio, fede, ragione, circolarità, intelletto, grazia, Tommaso d’Aquino, Jacques Maritain 

 

At the heart of the Encyclical Fides et Ratio is the distinction, without separation, between faith and reason. One perfects the other, in a circular relationship. But this image–the circular process–is not exempt from ambiguity, since its beginning and end can not be precisely defined. As a result, it is not even clear if it really constitutes, as it should, an access to God.

In this article I explore the ways in which the process of circularity between faith and the reason held by Fides et ratio could be understood. In the first part, I refer to the well-known and still very widespread conception of the relationship between faith and reason that goes back to Jacques Maritain's understanding of Christian philosophy. But this conception, aimed at responding to how faith can influence reason without depriving it of the necessary autonomy, although acute and apparently convincing, can only be explained in the light of a way of distinguishing faith and reason previously elaborated and argued by Thomas Aquinas. According to this, while the activity of reason is due to man, the cause of faith is God. Only if faith is due to God, its influence on reason without limiting its autonomy is possible.

In the second part, I then move on to the perspective that carefully preserves the aforementioned distinction between faith and reason, and to which Maritain has constantly referred, namely, the perspective of Thomas Aquinas. From his considerations on the relationship between faith and the gift of the intellect, it follows that circularity (the intellect as the fruit of faith on the one hand and the cause of certain certainty of faith on the other) turns out to have a beginning and a clear end: the divine initiative and the human strengthening of the faith. Therefore, the image sustained by the encyclical acquires new light. It is a circularity that is not total or literal (it is not about two poles that become one over the other): it is born of the grace of God, it gives fullness to the natural cognitive capacities of man (gratia non tollit naturam sed perficit), and concludes on a new and higher level, that is, a greater certainty of faith, thus guaranteeing a step forward in access to God.

Keywords: God, faith, reason, circularity, intellect, grace, Thomas Aquinas, Jacques Maritain

Giuseppe Tanzella-Nitti
(Facoltà di Teologia e Scuola Internazionale Superiore per la Ricerca Interdisciplinare (SISRI), Pontificia Università della Santa Croce, Roma)

Ad un’attenta lettura, l’enciclica Fides et ratio manifesta l’esistenza di una circolarità fra Rivelazione, filosofia e religione. L’operatività di tale circolarità e la sua proponibilità nella Teologia fondamentale contemporanea vengono esaminate alla luce dei delicati rapporti fra religione e Rivelazione, fra Rivelazione e filosofia, consegnatici dal pensiero del Novecento. Prendendo spunto da Fides et ratio n. 36, si segnala la necessità che il discorso teologico su Dio e l'annuncio del Vangelo istruiscano un confronto con il discorso su Dio realizzato dalla filosofia e con l’esperienza di Dio di cui è depositario il senso religioso. In particolare, viene esposta la tesi che filosofia e religione rappresentino anche oggi gli ambiti in grado di conferire intelligibilità alla predicazione del kerygma apostolico, nei suoi quattro principali segmenti, come già operato dalla patristica. Si rende però necessario un risanamento della ratio affinché, nella temperie culturale contemporanea, sia resa nuovamente capax fidei.

Parole chiave: Rivelazione, filosofia, religione, kerygma apostolico, preamboli della fede, Fides et Ratio

 

At a careful reading, the encyclical Fides et ratio manifests the existence of a circularity between Revelation, philosophy and religion. The way in which this circularity operates and the possibility of proposing it in contemporary fundamental theology are examined in the light of the delicate relations between religion and Revelation, between Revelation and philosophy, which we inherited from the twentieth century. Inspired by Fides et ratio n. 36, we show the need for the theological discourse on God and the proclamation of the Gospel to be compared with the discourse on God realized by philosophy and with the experience of God of the religious sense. In particular, we support the thesis that philosophy and religion represent also today the areas capable of conferring intelligibility to the preaching of the apostolic kerygma, in its four main segments, as already done by the Fathers of the Church. However, it is necessary to restore reason so that, in the contemporary cultural climate, it can become again capax fidei.

Keywords: Revelation, philosophy, religion, apostolic kerygma, preambles of faith, Fides et ratio

Armando Matteo
(Pontificia Università Urbaniana)

La questione della diffusa indifferenza religiosa che oggi le popolazioni occidentali manifestano (con particolare riferimento alla parte giovanile di esse) ha a che fare anche con l’idea di fede presente nell’immaginario collettivo. A quest’ultimo riguardo, permane ancora il sospetto illuministico che la fede — l’aver cioè fede/la fides qua — sia sostanzialmente un gesto con il quale si accolgano nella propria esistenza “verità astratte”, considerate non solo come poste contro ogni plausibilità razionale e scientifica ma soprattutto come sostanzialmente lesive della propria libertà soggettiva.

Il contributo intende mostrare lo sforzo compiuto dalla Chiesa per restituire l’idea di fede (dell’aver fede) alla sua verità, in un cammino avviato dal Concilio Vaticano I e giunto a risultati particolarmente illuminanti e fecondi nell'enciclica Lumen fidei di papa Francesco (il cui spunto iniziare, come è noto, risale a Benedetto XVI).

In un tale itinerario si prenderà in considerazione sia il contributo fondamentale delle discussioni avvenute nel Concilio Vaticano II e confluite in Dei Verbum, sia quello non meno decisivo offerto da Fides et ratio di San Giovanni Paolo II.

Parole chiave: Fede, fides qua, dimensione personale, Magistero, sfida pastorale, Lumen Fidei, Fides et Ratio

 

The widespread religious indifference that today the Western populations demonstrate (with particular reference to youth) has to do with the idea of faith present in the collective imagination. In this regard, an Enlightenment suspect is still alive: faith — ie having faith (fides qua) — is understood essentially as an action by which “abstract truths” are experienced in personal life not only as posed against all rational and scientific plausibility but above all as substantially detrimental to subjective freedom.

This contribution intends to show the effort made by the Church to restore the idea of faith (of having faith) to its full truth. This process was started by the First Vatican Council and reached particularly illuminating and fruitful results in Pope Francis’s Encyclical Lumen fidei (whose initial thrust, as we know, is due to Benedict XVI).

In such an itinerary we will consider both the fundamental contribution of the discussions that took place in the Second Vatican Council and merged into Dei Verbum, and the no less decisive one offered by Fides et Ratio of St. John Paul II.

Keywords: Faith, fides qua, personal dimension, Magisterium, pastoral challenge, Lumen Fidei, Fides et Ratio

Marco Vanzini
(Facoltà di Teologia, Pontificia Università della Santa Croce, Roma)

Si esplora la natura dell’atto di fede per giustificarne il carattere autenticamente personale e oggettivo. Alla luce del Magistero recente e di alcuni significativi apporti teologici, l’esperienza dell’amore con cui lo Spirito tocca il cuore nell’atto di fede viene messa in evidenza. In tale contatto, che richiede il coinvolgimento della dimensione affettiva accanto a quella intellettuale, il soggetto credente ha una certa esperienza immediata dell’oggetto della fede: Dio stesso, il quale, indicato all’intelletto nei segni esterni, per grazia si rende percepibile nel cuore dell’uomo.

Parole chiave: Fede, Esperienza, Amore, Oggettività, Rousselot, Lonergan, Ratzinger

 

The nature of the act of faith is explored to justify its authentically personal and objective character. In the light of the recent Magisterium and of some significant theological contributions, the experience of love with which the Holy Spirit touches the heart in the act of faith is highlighted. In such contact, which requires the involvement of the affective dimension together with the intellectual one, the believer has an immediate experience of the object of faith: God himself, who, indicated to the intellect in external signs, by grace becomes perceptible in the heart of man.

Keywords: Faith, Lived Experience, Love, Objectivity, Rousselot, Lonergan, Ratzinger

The Threshold of Scientific Rationality

Saverio Di Liso
(Facoltà Teologica Pugliese, Molfetta-Bari. Liceo scientifico Galilei, Bitonto (Ba))

In this paper we investigate some aspects of the philosophy and epistemology of two authors of the Early Modern Age, Domingo de Soto and Tommaso Campanella, both Dominicans, who can be placed between the beginning and the middle phase of the “Scientific Revolution”. In particular, on the one hand we analyze how Soto deals with the notion of “cause” and with the demonstratio circularis, a type of demonstration that also affected Galileo’s method. On the other hand, we examine Campanella’s conception of science and its based-on-experience elements (or the historia) for seeking some points of contact or contrast with the nascent Galilean science.

Keywords: Domingo de Soto, Tommaso Campanella, Galileo Galilei, science, demonstration, experience

Javier Sánchez-Cañizares
(University of Navarra. Group “Science, Reason, and Faith” (CRYF) and “Mind-brain” Group, Institute for Culture and Society (ICS))

Thermodynamics developed as a new branch of physics in the 19th century helping to go beyond a purely mechanistic understanding of nature. Among its founding fathers, it is William Thomson (Lord Kelvin) who offers a most promising perspective in order to highlight the influence of religious views in the improvement of science. In this article, I will focus on the controversy about the age of the Earth—which confronted Kelvin with many geologists and defenders of the theory of evolution—and I will explain the connections between Kelvin’s credo and his scientific attack on uniformitarianism. Kelvin’s contribution, even if ultimately proven wrong, was right in spirit and served the transition from qualitative to quantitative geology.

Keywords: Influence of religion on science, Kelvin’s religious and physical insights, Thermodynamics and the age of the earth, Scientific controversies in 19th century

Valeria Ascheri
(Pontificia Università della Santa Croce, Roma)

Until a few months before his death, Planck claimed he was not a believer and, most of all, he did not believe in a personal God, like the Christian one; at the same time, however, he defined himself as deeply religious.

Even if Planck is famous as a great physicist, he is equally well known for the philosophical thinking which animated his scientific research, in particular a few metaphysical principles which seemed to drive his new discoveries within the modern physics framework. There are many extra-scientific issues in Planck vision: the strong belief that science needs metaphysical foundations; his consistent work as a “truth seeker”, following the idea that science can really unveil some aspect of the truth; the confidence that does exist an order of nature, particularly shown by some fundamental constant, like the quantum of action h; finally, the possibility to find a unique explanation of the physical phenomena, in line with the search for a Theory of Everything.

Even if Planck himself was at first reluctant in accepting the quantum theory, as soon as he convinced himself on the reality of h, he was absolutely ready to contribute to dismantle classical physics, because he thought that the final goal of science is to look for truth. In this paper I try to show that his thinking moved more from philosophy and religion to science than vice-versa, nevertheless this direction didn’t affect negatively his fundamental contributions to the advance of scientific knowledge.

Keywords: faith, metaphysics, truth, religion, horizon of science

Gennaro Auletta
(Pontificia Università Gregoriana)

The EPR paper is likely the most influential paper in the history of science. This is due to a complex of characters that make of this work a unicum. After having presented these issues, the classical replies of Bohr and Schrödinger are reported, and a final evaluation follows.

Keywords: efficient causality, formal constraints, separability, locality, ontological ascriptions

Dominique Lambert
(Université de Namur. Académie Royale de Belgique)

In this contribution we are aiming to study the influences Georges Lemaître’s work underwent due to some religious and anti-religious ideas. It is well-known that during his career Lemaître faced criticisms coming from non believing scientists who reproached him wrongly to have developed his primeval atom cosmology for apologetic reasons. The essence of this (wrong, in the case of Lemaître) reproach is the fact that “good” scientific contents cannot be influenced or parasitized by metaphysical or religious ideas. Nevertheless, we will see that it happens to be that religious and theological ideas can play an important role inside the science discovery processes, not at the level of epistemic contents but as an extrinsic stimulation of the scientist’s action or as an epistemological tool helping to clarify the use of some fundamental concepts or notions.

It is perfectly justified to avoid the confusion between science and religion. This can be motivated by the right aim to respect the specific autonomy of each level of knowledge and by the need to avoid any form of concordism. But eschewing all influences of religious or theological ideas in the understanding of scientific discovery contexts, can lead to loose some important historical and epistemological aspects of the real scientific practices.

The paper tries to extract, from examples coming out of the biography of Msgr Lemaître, some typical ways theological ideas are able to interact or to interfere with scientific practice and contents.

Keywords: Cosmology, Lemaître, Primeval Atom, Einstein, Steady State, Creation

Francisco José Soler Gil
(Universität Bremen. Universidad de Sevilla)

The attitude of a large majority of the physicists is realistic: They believe that their successful models describe approximately the actual structure of the world. This attitude is rooted in the theological and philosophical movement that gave birth to modern science. But the fact is that the current philosophical climate is very different from the climate that reigned at the beginning of modern physics. So the question arises of whether scientific realism can now rely on other theoretical bases, or we should rather expect the evolution of physics towards a non realistic science. In this presentation are reviewed the mentioned points; it is furthermore discussed how a non realistic physics might look like, and finally some recent cases are addressed that may indicate this new impulse toward a non realistic physics.

Keywords: Realism, costructivism, theological framework, experimental data, quantum gravity, neutrino sources

Studi e Seminari

Enrico Moro
(Università degli Studi di Padova)

L’articolo intende presentare una lettura trasversale del “De Genesi ad litteram” di Agostino, nel tentativo di evidenziare come nelle pagine del suo commentario letterale ai primi capitoli della Scrittura il vescovo di Ippona si serva diffusamente di termini, nozioni e argomentazioni desunte dalla riflessione dei filosofi, in particolare neoplatonici. I principali nuclei tematici dell’opera agostiniana presi in esame sono i seguenti: la costituzione della creatura spirituale, lo statuto della conoscenza angelica, la formazione dei viventi, l’opera della Provvidenza divina, la natura dell’anima e le diverse tipologie di visione. Un’attenzione particolare, infine, è riservata alle indicazioni metodologiche fornite da Agostino nella sezione conclusiva del libro I, nel tentativo di mettere in evidenza l’attitudine positiva del vescovo di Ippona nei confronti della ricerca scientifica, che si traduce, in termini sorprendentemente moderni, in una concezione armonica del rapporto tra fede e ragione.

Parole chiave: Agostino, Creazione, Filosofia, Esegesi

Susy Zanardo
(Università Europea di Roma)

L’articolo ricostruisce la storia del concetto di genere, dalla metà del secolo scorso fino al tempo presente, individuando quattro momenti centrali di elaborazione teorica. Il femminismo radicale dapprima presenta la categoria di genere come il rivestimento culturale del dato corporeo (gender realism), in seguito, lo considera come la costruzione sociale della differenza sessuale; successivamente, alcune teoriche del postfemminismo rappresentano il genere come un’illusione e un performativo (gender nominalism), mentre le versioni estreme del queer lo sospingono in direzione del postumano. La storia del genere appare allora come la storia del suo progressivo sganciamento dalle radici corporee dell’essere umano.

In un secondo momento, l’articolo presenta il genere come una metafora del nostro tempo, nella misura in cui intercetta e riflette alcune contraddizioni della presente configurazione culturale: un tempo di complessità e disorientamento, di saturazione e precarietà, di individualismo e omologazione. Dopo una rapida discussione di alcune criticità insite nelle prospettive di genere, l’articolo disegna infine la questione della differenza sessuale come orizzonte di senso personale e fondamento simbolico della civiltà.

Parole chiave: genere, differenza sessuale, corpo, identità, pensiero femminista

The paper draws the history of the concept of gender, from the second half of the last century until today, showing four key moments of its theoretical development. The second wave feminism first presents gender as the cultural response to the sexed body (gender realism), then considers gender as the social construction of the sexual difference; next, some scholars belonging to postfeminism think about gender as an illusion and a performative act (gender nominalism); finally the extreme versions of queer theories overcome the category of gender towards the posthuman. The history of gender appears to be the history of its progressive move away from the sexed body.

The paper also shows that gender can be considered as a metaphor of our time, to the extent that it reflects some contradictions of the current cultural framework: a time of complexity and disorientation, of saturation and insecurity, of individualism and homologation. After having discussed some critical issues concerning the gender nominalism, the paper draws the question of the sexual difference as the horizon of personal meaning and the symbolic foundation of each civilization.

Keywords: gender, sexual difference, body, identity, feminist thought

Itinerari

Ernesto Dezza, ofm
(Pontificia Università Antonianum)