Scienza come ‘conoscenza personale’ nell’epistemologia di Michael Polanyi
DOI:
https://doi.org/10.17421/2498-9746-10-11Parole chiave:
Conoscenza personale, Dimensione tacita, Razionalità scientifica, Atto umano cognitivoAbstract
Michael Polanyi (1891-1976), chimico ed epistemologo d’origine ungherese, in seguito naturalizzato inglese, pone al centro della sua riflessione il carattere trans-oggettivo del sapere. Fermarsi al mito dell’oggettività delle scienze nasconde l’elemento personale che invece è decisivo non solo per la scelta dei modelli migliori, ma anche per il senso che lo scienziato conferisce alle sue ipotesi e alle sue scoperte. Proprio la conoscenza scientifica deve e non può che essere ‘personale’: è un’attività in cui la partecipazione e il contributo di tutta la persona è fondamentale per giungere a qualsiasi scoperta o per formulare teorie. In ogni atto di conoscenza entra un contributo unico e appassionato della persona che conosce ciò che viene conosciuto, e questa componente non è un’imperfezione bensì un aspetto vitale della conoscenza. Questa dimensione ‘tacita’ della conoscenza personale riveste un ruolo insostituibile, anche se il più delle volte è inconsapevole e quasi inesprimibile, secondo una visione gestaltica che Polanyi considera fondamentale, e che riflette, in un certo senso, la struttura ontologica del reale, organizzata secondo ‘livelli ascendenti di esistenza’, cui corrisponde nel contempo una gerarchia d’intelligibilità.